La risposta onesta è che il parapendio non è lo sport da kamikaze che sembra a vederlo da terra, ma nemmeno una passeggiata senza rischi. Sta nella stessa fascia dello sci, delle immersioni subacquee e dell’arrampicata: uno sport con rischi reali, che persone preparate gestiscono ogni giorno. La cosa importante è che gran parte del rischio è nelle mani del pilota.
Perché sembra più pericoloso di quanto sia
Sei in alto, appeso a una vela di tessuto, senza niente intorno. Niente cabina, niente motore, niente struttura. L’esposizione è reale, ma non è la stessa cosa del pericolo. Le vele omologate (EN-A ed EN-B per la maggior parte dei piloti) vengono testate per verificare come recuperano dalle chiusure, e ogni pilota vola con un paracadute di emergenza che viene controllato e ripiegato a scadenze regolari.
Dove avvengono davvero gli incidenti
I rapporti sugli incidenti delle federazioni nazionali concordano su questo punto: la maggior parte non nasce da un cedimento in pieno volo, ma si concentra in poche situazioni.
- Decollo e atterraggio. I due momenti più vicini al suolo, in cui non c’è margine per correggere un piccolo errore.
- Volare in condizioni oltre il tuo livello. Termiche forti, vento forte, turbolenza sottovento a una cresta. L’aria era la stessa: a cambiare è stata la decisione di volarci.
- La scelta della vela. Volare con una vela più performante di quanto la tua esperienza giustifichi. Le classi superiori recuperano meno da sole e chiedono di più al pilota.
- La superficialità. Saltare il controllo pre-volo, volare con una vela starata o continuare a rimandare il ripiegamento dell’emergenza.
Nota cosa manca in questo elenco: il materiale che semplicemente si rompe. Succede, ma di rado, e quasi sempre su attrezzatura trascurata.
Cosa rende sicuro il parapendio
- Formazione in una scuola certificata. Le federazioni nazionali (FFVL in Francia, DHV in Germania, USHPA negli Stati Uniti, BHPA nel Regno Unito) certificano scuole e istruttori. Un corso dura settimane, non un fine settimana.
- Disciplina meteo. I bravi piloti rinunciano a molti più voli di quanto si aspettino i principianti. Saper leggere il vento, la forza delle termiche e le previsioni è la competenza chiave; pilotare è la parte facile.
- La vela giusta. Una vela EN-A o EN-B per i primi anni, qualunque siano le prestazioni della vela con cui vola il tuo amico.
- Attrezzatura in ordine. Revisione annuale della vela, ripiegamento dell’emergenza, casco a ogni volo.
- Restare allenati. Le capacità si arrugginiscono. Un corso SIV (simulazione di incidenti in volo, sopra l’acqua) ti insegna cosa si prova in una chiusura e come recupera la vela, prima che ti succeda sopra le rocce.
E il volo biposto?
Se te lo chiedi perché stai pensando a un volo biposto, il discorso cambia ancora. I piloti biposto professionisti fanno centinaia di voli all’anno, con vele progettate per la stabilità, in condizioni che scelgono loro. Non serve esperienza: un breve briefing, qualche passo di corsa al decollo, e al resto pensa il pilota. È il modo più sicuro per scoprire se questo sport fa per te.
Come aiutano gli strumenti
Uno strumento non ti mette al sicuro, ma ti evita di tirare a indovinare. Un variometro ti mostra la discendenza prima che tu la senta, gli allarmi degli spazi aerei ti tengono fuori dalle zone controllate che non puoi vedere, e un libro di volo ti permette di rivedere una decisione a posteriori. Wingman mostra gli spazi aerei vicini e ti avvisa man mano che ti avvicini, e con il tracciamento in tempo reale qualcuno a terra sa dove sei.
Quindi, il parapendio è sicuro o pericoloso?
È sicuro quanto lo rende il pilota. Preparato, paziente, con una vela adatta in condizioni adatte: uno sport tranquillo, in cui il rischio più grande è slogarsi una caviglia all’atterraggio. Impreparato, impaziente, o in volo perché hai fatto tre ore di macchina e non vuoi tornare a casa: davvero pericoloso. Questo sport premia chi è disposto a riscendere a piedi.
Se vuoi sapere com’è il volo in sé, leggi cos’è il parapendio e come funziona.